La vicenda di Maria Maddalena e delle sue presunte traversie, compreso il travagliato viaggio verso le coste francesi, dove tuttora gode di culti locali, non è un’invenzione di moderni e spregiudicati falsari. Anche questa è una costruzione con scarse, ma non impossibili, basi reali, maturata nel cuore del medioevo, con l’aiuto anche di papi e di autorità religiose, sulla quale la critica seria ha già da tempo messo in guardia.

Elementi e spunti piuttosto precisi per la costruzione del mito, anche se storicamente assai discutibili, si trovano negli scritti di autori cristiani, anzi di agiografi (quelli che scrivono le vite dei santi), che ai tempi loro godettero di tutto rispetto, come Jacopo da Varagine o Rabano Mauro. Anche in questo caso si tratta di autori importanti, nella storia della Chiesa, in genere ignorati o fraintesi.

Il concetto emergente consiste nel fatto che spesso vengono riciclate, come novità inattese, cose che giacciono da secoli o da millenni nelle opere dei Padri della Chiesa o nelle visioni mistiche di santi ed asceti, o nei racconti pii dei catechisti di ogni tempo, o nelle testimonianze di antichi cronisti.

Riscritti, presentati con il giusto colore e qualche elemento scandalistico, vecchi e noti fatti diventano sensazionali scoperte.

Un lettore, anche superficiale, dei Vangeli canonici non troverà mai traccia di una Maria Maddalena di cattivi costumi. Maria di Magdala, dice il Vangelo, è una donna che Gesù guarisce da molti demoni, sette, ma non è mai citata come donna immorale, prostituta o adultera. Nulla di nulla. Non lava i piedi a Gesù, non ha i capelli sciolti, gode casomai di privilegi assoluti e ha l’onore di constatare per prima la Resurrezione di Cristo.

Il processo (errato) col quale è stata costruita la presunta corrispondenza delle due figure (la donna di malaffare che diventa santa) è chiaro ed evidente, perfino suggestivo, ma falso.

Il fascino dell’idea di una grande conversione, dall’abisso del male al ruolo fondamentale accanto a Gesù, ha sicuramente sedotto molti commentatori cristiani, alla ricerca di forti emozioni dottrinali.

Peccato che, a distanza di secoli o millenni, sia rimasta solo l’identificazione con la prostituta (che era falsa) e non la vicinanza a Gesù (che era vera).

Dopo tanto tempo il caso di Maria di Magdala meriterebbe un riesame, per non perdere definitivamente una figura femminile fondamentale nella nascita della Chiesa e oggi forse necessaria per inquadrare con maggiore obiettività il ruolo della donna nell’ambito cristiano.

Maria di Magdala

Derelicta


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