Vissuto fra il  1148 e il 1181, Galgano, secondo una leggenda posteriore, era un cavaliere (forse) spensierato e (forse) dissoluto.

Ma un destino superiore lo aspettava e si rivelò all'improvviso. Durante una visione o un sonno mistico, gli sembrò di essere accolto fra gli Apostoli, che gli affidarono la missione di costruire una chiesa in un luogo solitario, denominato Montesiepi.

Nessuno volle aiutarlo. Sua madre e i suoi amici, per ragioni differenti, cercarono di dissuaderlo, mettendolo di fronte a difficoltà o formulando dubbi sulla sua buona fede.

Nonostante ciò Galgano perseverò nei suoi propositi, si ritirò a Montesiepi, dove iniziò la costruzione dell’odierna Rotonda, infiggendo nella roccia la sua spada, che divenne così una croce, di fronte alla quale il giovane fece germogliare la sua santità.


La Spada nella Roccia di San Galgano, con evidente richiamo alla Spada di cui si narra nella leggenda di Re Artù, è visibile nella cappella di Montesiepi, a Chiusdino, in provincia di Siena, fin dal 1180.

Le analisi chimiche e spettrografiche condotte sui materiali, i test e i rilievi diretti confermano il fatto che la spada e i reperti locali, concernenti la vita e l’ambiente di San Galgano risalgono alla metà del secolo XII. Tutto ciò è in accordo con i documenti scritti, che localizzano la vita di Galgano fra il 1140 e il 1180, qualche decennio prima di qualunque spada nella roccia di cui si abbia traccia e notizia, Excalibur compresa.


La vita di San Galgano coincide, in più di 30 particolari, con quella di Parsifal (in francese Perceval) il cavaliere posto alle origini dei racconti della Tavola Rotonda.


Il testo del processo di canonizzazione di San Galgano, che include la vicenda della spada nella roccia, è datato 1185, dieci o vent’anni prima del Perceval e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, come riferita nei testi francesi. La copia del testo, individuata durante le ricerche effettuate, indica che ogni altra leggenda analoga, reperibile nella letteratura europea, deriva da questo nucleo originale. Ciò vale, in particolare, per il Perceval (di Chrétien de Troyes) e per il Parsival (di Wolfram von Eschenbach).


Si può osservare che numerosi elementi della storia originale di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda (ambiente, stili di vita, abiti, dati geografici, ecc.) non appartengono al paesaggio dell’Europa centrale. Molti di essi, fra i quali gli animali, i vegetali, i tessuti e i vestiti, i gioielli, e altri dettagli richiamano invece, in modo preciso, l’ambiente del lontano oriente.


Le ricerche effettuate hanno permesso di offrire una ragionevole spiegazione a tutto ciò, delineando i modi e le vie di collegamento e di trasporto della leggenda dall’Oriente alla Toscana (tramite Pisa) e da qui in Francia ed Inghilterra, spiegando i meccanismi con i quali la materia persiana si sia arricchita del profilo biografico di San Galgano (divenuto Parsifal) e della sua spada, ritrasformatasi nella bellicosa Excalibur. Tutto ciò per lo sforzo dei traduttori europei che si avvalsero di lontane leggende per fornire l’Europa e i suoi stati nascenti di un nuovo mito.

La spada nella roccia

L’enigma di San Galgano


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